COMITATO P'ER IL TFR E LA PREVIDENZA PUBBLICA
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COMUNICATO

Il riequilibrio del sistema pensionistico non impone necessariamente l’adozione di misure “forti”  quali la riduzione dell’aliquota o  l’innalzamento dell’età pensionabile o ancor di più, così come è già stato deliberato, la “confisca” del TFR (o eventuale TFS) creando un vulnus nello stato sociale a danno, soprattutto, delle categorie più deboli.

Nel quotidiano svolgimento del nostro lavoro ci troviamo a constatare come, ferma restando la mancata separazione tra previdenza e assistenza, le riforme susseguitesi dal 1992 ad oggi (ad es. d.lgs. 502/92, d.lgs. 537/93, l. 724/94, l. 335/95, l. 449/97, l. 266/99 ecc.) hanno conseguito un effetto solo momentaneamente riduttivo della spesa pubblica senza eliminare le effettive disfunzioni del sistema previdenziale il quale, una volta privato di queste ultime, potrebbe non essere sovvertito nel suo assetto generale.

Scevri da qualsiasi pregiudizio ideologico crediamo che i lavoratori privati, e comunque i lavoratori tout court, non abbiano alcun interesse a rinunciare al TFR in nome di un tanto illusorio quanto aleatorio miglioramento del proprio futuro e nemmeno a decidere entro il termine perentorio del 30 giugno 2007 “per il tempo in cui avranno cessato di lavorare”.

Ancora più grave risulta, a nostro avviso, la disinformazione sull’irreversibilità di tale scelta che al momento del collocamento in quiescenza, qualora l’accantonamento annuo del TFR sia stato trasferito ad un fondo, vincolerà un importo pari al suo 50%, rendendolo indisponibile.

Sorge il dubbio che l’operazione mascheri un tentativo ingegnoso di tamponare a spese dei lavoratori la “falla” creata dalle riforme nelle future pensioni che altrimenti risulterebbero insufficienti ad assicurare “una esistenza libera e dignitosa”, tentativo peraltro ben accolto anche da tutti coloro che potranno trarre vantaggio dal massiccio spostamento di fondi che ne risulterà e dalla gestione degli stessi.

L’Unione Europea chiede in maniera pressante una riforma del sistema pensionistico non un’azione che finisca per impoverire e deludere le aspettative dei giovani e di tutti quei lavoratori che al 31 dicembre 1995 non possono far valere un’anzianità di almeno 18 anni di servizio.

Pertanto invitiamo le autorità competenti a rivedere quella che, secondo noi, è chiamata in modo fuorviante “riforma del TFR” escludendo la definitività della scelta al 30/06 p.v.  e la vincolatività del 50% della buonuscita al fondo nonchè ad istituire al più presto un “tavolo tecnico” mirante ad un’equo riordino del sistema pensionistico al quale, come addetti ai lavori, siamo disponibili a dare il nostro contributo.

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